“Fragole a Merenda” di Sabrine d’Aubergine #unlibroalmese

Due anni fa chiesi a Babbo Natale questo libro in regalo e da allora, è parte attiva e integrante della mia cucina.

Fragole a merenda non è un libro di ricette, ma piuttosto una raccolta di racconti di straordinaria quotidianità che si trasformano in ricette, dove gli ingredienti si mescolano con le storie di persone e i ricordi d’infanzia, il tutto descritto in maniere colorata, semplice ed esaustiva.
Le colazioni, sono le protagoniste in tutte le 350 pagine di questo libro, dove foto bellissime ti aprono le porte di una casa, lasciandoti percepire i profumi di mille ingredienti.
Ricette dolci e salate talmente semplici che invogliano anche il più pigro dei principianti a mettersi ai fornelli, studiate per tutti quelli che hanno voglia di stare in cucina con leggerezza e sopratutto divertendosi.
Un libro estremamente curato in ogni dettaglio, con una sessione “accorgimenti”, dove l’autrice rivela piccoli segreti che renderanno le vostre ricette veramente uniche.

Semplicità e leggerezza gli ingredienti segreti di questo libro che vi porteranno in una autentica “cucina di casa”, con le finestre sui tetti di città e un passavivande aperto sul mondo.

Fragole a merenda: il libro (Guido Tommasi Editore))
Sabrine d’Aubergine l’autrice di questo libro è anche l’autrice di un raffinato blog, diario di avventure quotidiane e affidabilissimo ricettario.
Dimenticavo di dirvi che il blog di Sabrine si chiama appunto … Fragole a merenda.
Se la mia recensione vi ha incuriositi potete acquistare il libro nella vostra libreria di fiducia oppure online con il 15% di sconto.

Buona lettura 
Coralba

 

Minestrone alla Toscana #ceraunavoltalacucina

Sabato 22 Ottobre è andata in onda la prima puntate della mia rubrica intitolata “Cera una volta la cucina”, all’interno del programma radiofonico Sfornellirene, su Whiteradio.
Attraverso la radio, Vi racconterò come è cambiata la cucina nel corso degli anni e insieme riscopriremo i piatti di una volta.
Ho deciso di partire proprio dal 1920 perché in questo decennio, precisamente il 6 Ottobre del 1924, andò in onda il primo programma radiofonico italiano.
Gli anni 20 detti anche anni ruggenti, lasciano alle loro spalle la fine della prima guerra mondiale e per tutti, finisce un incubo e inizia una nuova era.
Fu un decennio ricco di scoperte, avvenimenti e sopratutto di molti cambiamenti.
Tra il Duce “Salutista” e i consigli di “Petronilla” si fa avanti la cucina del ventennio, ma la vera pietanza di questo periodo è senza dubbio la minestra, con le sue varianti estreme, della zuppa liquida e del minestrone solido, un piatto che vuole e trova, molte verdure fresche ogni mese dell’anno.
La minestra è un po il concetto delle soffocanti virtù domestiche piccolo borghesi su cui si fonda il fascismo: risparmio, sostanza e imitazione.
Una buona via di mezzo tra la polenta contadina (sostanza senza forma) e il brodo aristocratico (forma senza sostanza).
La minestra come segno distintivo di una classe sociale in ascesa, una portata casalinga e popolare, ma che esige quel tanto di affezione di “civiltà”, abilità e buone maniere, in chi la cucina, in chi la serve e in chi la mangia.
Tutti devono usare e bene, se non altro, almeno la scodella e il cucchiaio.

MINESTRA, MINESTRONE O ZUPPA?
La distinzione tra zuppa e minestra sta negli ingredienti utilizzati per arricchire il piatto, oltre alle verdure.
Nella zuppa non compare mai né riso né pasta, ma può essere servita solamente con pezzi di pane, più o meno grandi.
Le verdure utilizzate per le minestre o le zuppe sono essenzialmente le stesse e sono legate alla tradizione culinaria regionale, alle coltivazioni locali, alle stagioni e ai gusti personali.
La zuppa in genere ha un aspetto più denso e consistente della minestra, perché per prepararla viene utilizzato meno brodo o perché l’aggiunta del pane la rende più asciutta.
La minestra invece è più liquida a seconda del brodo utilizzato.
A metà tra la zuppa e la minestra c’è il minestrone, nato dopo la scoperta dell’America e l’introduzione in cucina di alcuni ingredienti fondamentali come le patate e i fagioli.
Questi ingredienti hanno legato e arricchito le erbe e gli ortaggi utilizzati fino ad allora creando una minestra più consistente e simile alla zuppa.
Il minestrone italiano per eccellenza è caratterizzato dall’utilizzo di verdure di colore verde, rosso e giallo e dall’aggiunta di pasta.

Sulla base di quello che ho scoperto ripercorrendo gli anni ruggenti e visto che in autunno sono tante le possibilità che la terra ci offre: cavolo nero, bietole, zucca gialla ecc … ecc …, ho deciso di proporvi un intramontabile piatto della cucina Toscana … IL MINESTRONE.

Nella mia versione ho utilizzato anche verdure estive del mio orto che avevo congelato, ma nel 1920 si utilizzavano solo verdure, legumi e tuberi di stagione.
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