Crema di zucchine e basilico con gamberi e burrata

Siamo a metà Luglio e il mio orto pullula di zucchine, dopo averle grigliate, fatte ripiene, messe sottolio ecc.. ecc…, ho deciso di farne un primo piatto un po insolito, decisamente accattivante e dai sapori estivi.
Una crema da servire anche fredda, che potete preparare con largo anticipo, magari la mattina, per poi gustarla tranquillamente la sera a cena.
I miei commensali hanno gradito molto e mio figlio in questo modo ha mangiato le zucchine chiedendo addirittura il bis!
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Carciofi alla napoletana

Il Carciofo è un fiore da regalare sempre!
Il carciofo non è un frutto, ne un tubero, ne tantomeno una radice, ma un fiore ancora in boccio della famiglia delle composite.
La pianta del carciofo è sensibile al freddo e viene coltivata nel bacino del mediterraneo.
Se lo si lascia crescere senza reciderlo prima per scopi culinari, il carciofo diventa un grosso fiore dal colore violaceo.
Ciò che distingue i diversi tipi di carciofo sono le spine che possono essere presenti o meno e il colore che può essere verde tendente al grigio o violetto.
Fu importato dall’oriente in Sicilia, poi in Francia ed in fine in Inghilterra.
L’intrinseco gusto amarognolo e leggermente aspro lo rende una verdura decisamente particolare ed unica.
Già gli antichi Egizi e i Romani ne apprezzavano le qualità e lo consideravano un cibo particolarmente pregiato.
Nel rinascimento era diventato il cibo dei nobili.
Caterina de’Medici che ne era particolarmente ghiotta, ne introdusse la coltivazione alla corte del Re di Francia: Luigi XIV ne andava letteralmente pazzo.
Nella prima metà dell’ 800 il carciofo inizia ad essere diffuso e quindi anche molto apprezzato dai ceti popolari.
Pellegrino Artusi riporta innumerevoli ricette con i carciofi: Fritti, con la mentuccia, ripieni all’Artusi, pasticcio con piselli, ripieni di carne, omelette ed in salsa.
L’Italia ne detiene il primato di produzione con oltre 474mila tonnellate l’anno.
Il carciofo contiene principalmente la cinarina sostanza che stimola la produzione di bile e ne facilità il suo deflusso verso l’intestino.
Ricco di acido folico e di fibre, ha effetti diuretici e depurativi.
Una volta cotto deve essere consumato in breve tempo, altrimenti crudo può essere conservato in frigo fino a 10 giorni.

Oggi vi propongo una delle mie versioni preferite  … Carciofi alla napoletana ovvero: E mammarelle ‘mbuttunate!

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Pasta Choux #bignè

Ricetta base della pasticceria che consente di preparare: bignè, èclairs, zeppole, paris brest, ecc… è un impasto dal gusto neutro che ben si presta per preparazioni sia dolci che salate.
Quando ero triste mia nonna metteva sul fuoco un pentolino, tirava fuori la sua saccapoche e iniziava a montare la panna, in quel preciso momento sapevo che da li a poco avrei mangiato uno dei miei dolci preferiti, non importava che forma avrebbe avuto la pasta Choux, bastava che fosse riempita di panna montata e in fine cosparsa di zucchero a velo.
Oggi ho bisogno di quel conforto e ho deciso di condividere con Voi la ricetta di mia nonna.
Potete dare al vostro impasto la forma che più desiderate e farcirlo con il ripieno che più vi piace a seconda dei gusti o delle necessità.

Io ho realizzato sia dei bignè che una paris brest.

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Cianfotta Napoletana

Si può considerare un ratatouille ante litteram ed è un mix di verdure che vengono cotte tutte insieme come per uno stufato.
Viene chiamata appunto Cianfotta che significa miscuglio.
E’ un contorno tipico napoletano, ma si può trovare molto simile o addirittura uguale in tutte le zone d’Italia, cambia soltanto il nome.
Un piatto semplice e veloce, ma estremamente gustoso, perfetta in abbinamento a piatti di carne leggeri o come secondo piatto per chi segue un regime alimentare vegetariano o vegano.
La versione che vi propongo oggi prevede l’aggiunta di peperoncino e se ne completa la cottura con un rapido passaggio in forno.

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Torta Rovesciata all’Ananas #ceraunavoltalacucina

Ieri è andata in onda la quinta puntata della mia rubrica #ceraunavoltalacucinaall’interno del programma radiofonico #sfornellirene, su www.whiteradio.it.
Se vi siete persi la puntata tranquilli, potete riascoltare il PODCAST.
Finalmente siano arrivati agli Anni ’60, il miracolo economico, gli esodi estivi, la Fiat 600, le mini gonne, la lavatrice e Canzonissima.
Il boom della carne, i cibi confezionati, il latte ed il burro, portano in cucina molti cambiamenti.
“Nasce un Italia nuova, espressione nostalgica di un American way of life tutto acquisti e consumismo, la corsa all’acquisto di cibi un tempo considerati ricchi e diventati di massa, celebrati dalla neonata televisione e ora alla portata di tutti grazie ai primi supermercati.
Ma in tutto questo benessere c’è anche il rovescio della medaglia, i vecchi cibi fatti in casa iniziano ad essere visti con disprezzo e ad essere sacrificati sull’altare del cibo confezionato e industrializzato, una tendenza che poi vedremo radicalizzarsi negli anni ’70.”
Questi anni sono sinonimo di cucina ricca, che per la prima volta nella storia non deve fare i conti con la scarsità di carne, burro, uova e zucchero.
Una cucina che anche oggi mettiamo nel piatto con qualche rivisitazione.
Ecco allora il piatto “simbolo” degli Anni ’60 dove la voglia d’esotico inizia a farsi sentire, la “Torta rovesciata all’ Ananas“.
E’ stata per decenni il mio tormentone della domenica e delle feste comandate, quando ero ospiti a casa di Zia.
Un dolce leggero, goloso e appetitoso, facile da preparare e di sicuro effetto scenico.
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Crema di Amaranto e Zucca

L’amaranto è uno pseudo cereale simile alla quinoa.
Ha chicchi piccolissimi e rotondi, con un sapore vagamente terroso, che ricorda la nocciola.
Originario del centro America, il suo utilizzo è ampiamente diffuso nella cucina messicana.
Si usa sia in chicchi che sotto forma di farina, spesso viene erroneamente associato ai cereali, ma non appartiene alla famiglia delle graminacee, bensì a quella delle poligonacee.
L’amaranto a differenza dei cereali, contiene proteine ad alto valore biologico, ricco di fosforo, ferro e calcio, è privo di glutine.
Il suo utilizzo in cucina spazia dal dolce al salato e risulta particolarmente adatto alla preparazione di zuppe, creme e timballi.
Dopo la cottura i suoi chicchi piccolissimi diventano simili ad una sorta di crema gelatinosa, sempre comunque distinguibili tra loro e sopratutto croccanti.
Prima della cottura, l’amaranto va sempre lavato sotto acqua corrente utilizzando un colino a maglia finissima visto la piccolissima dimensione dei suoi chicchi, ha un tempo di cottura abbastanza lungo che può variare dai 20 minuti in pentola a pressione, ai 40 minuti utilizzando una pentola normale.

Siamo in procinto di lasciare l’inverso e sul mezzo del giorno fa capolino la primavere, ma la sera torna il  freddo e mi piace coccolarmi ancora per un po, con un piatto caldo, ecco quindi il mio comfort food: Crema di Amaranto e Zucca.

L’Amaranto che ho utilizzato fa parte della linea Nova Terramarchio Toscano che produce mix per zuppe e minestre, cereali biologici e un ampia gamma di semi oleosi.
Da oltre vent’anni sinonimo di alimentazione naturale, è un punto di riferimento per chi vuole ricevere un alimentazione sana e golosa.
I prodotti Nuova Terra aiutano a seguire un alimentazione naturale con un ampia gamma di cerali, cous cous, legumi, zuppe, minestre, tanti prodotti della Linea Bio, dedicati a chi sceglie uno stile di vita sostenibile ed una linea Gluten Free, dedicata a chi non vuole rinunciare al gusto, ma deve seguire una dieta specifica.

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Amore incondizionato dal Sangue #unlibroalmese

Stefano Tesi è un sognatore a cui piace immergersi nella musica e scrivere, ama leggere e fotografare, si commuove volentieri guardando un bel film, non sa cucinare ma, apprezza molto il buon cibo.
Il suo dolce preferito? La torta della nonna.
Una sua debolezza? Il cioccolato fondente.
Ha 38 anni, sposato con Lisa, insieme hanno un bimbo di 5 anni, Francesco.
Scrive e pubblica in totale autonomia il suo primo romanzo per dar forma, finalmente, ad un suo grande sogno.
Non è uno scrittore professionista e non proviene da studi letterati e questo si coglie in alcuni tratti del libro, ma dovete anche pensare che nessun editor ha riletto e corretto la bozza di questo libro e che quindi quello che leggerete è totalmente “farina del suo sacco”.
A mio avviso questa è la parte da premiare.
Un libro che racconta di emozioni che parlano d’amore, un amore composto di tante sfaccettature:
L’amicizia tra due ragazzi, l’amore travolgente tra un uomo e una donna e quello indiscusso ed eterno tra genitori e figli.
Il romanzo affronta due temi attuali ed estremamente complessi, di difficile discussione, il cancro e l’HIV.
Un libro che qualcuno ha definito scontato, ma a parer mio regala ciò di cui oggi ognuno di noi ha bisogno …
Un lieto fine!

Se la mia recensione vi ha incuriositi potete acquistare il libro nella vostra libreria di fiducia oppure online in formato Kindle.

Buona lettura 
Coralba

Moscardini affogati #purptiellaffugat

I moscardini affogati sono un piatto molto gustoso, semplice e veloce da preparare.
Semplici polipetti, lasciati cuocere nel sugo di pomodoro.
Il gusto dei moscardini è molto leggero e saporito e il loro sapore viene esaltato dalla salsa leggermente piccante e profumata al prezzemolo.
Sono dei cefalopodi simili a piccoli polpi ma si distinguono da quest’ultimi perché hanno la testa più piccola rispetto al corpo e una sola fila di ventose lungo i tentacoli.
Piatto tipico Napoletano “Purptiell affugat” preparato tutto l’anno, ma in particolar modo per le feste di Natale.
Pochissimi ingredienti e una cottura che deve essere fatta prima a fuoco lentissimo e poi ultimata in pentola ancora calda a fuoco spento cosi da permettere ai moscardini di affogare nel sugo in modo lento e graduale.
E’ importante per una buona riuscita del piatto che acquistiate dei moscardini tutti dello stesso peso in modo tale che cuociano tutti in maniera uniforme, i moscardini durante la cottura si restringeranno circa della metà, il peso ideale è di 150 g ciascuno.

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Pane senza impasto con farina di grani antichi #ceraunavoltalacucina

La terza puntata della mia rubrica #ceraunavoltalacucina è andata in onda Sabato 28 Gennaio, alle ore 11.00, all’interno del programma radiofonico #sfornellirene, su www.whiteradio.it.
Se vi siete persi la puntata tranquilli, potete riascoltare il PODCAST.

Vi ho raccontato degli Anni 40 e della Seconda Guerra Mondiale, l’ho fatto attraverso gli occhi di un bambino che nel 1940 aveva appena 8 anni e attraverso gli occhi di molte donne che in quel decennio hanno dato un contributo tangibile alla lotta di liberazione.
Vi ho parlato delle tessere annonarie dette anche “tessere delle fame” e di un pane nero scadente che la popolazione era costretta a mangiare durante gli anni della guerra.
Da tutte queste voci, ho percepito la forte impronta che questo decennio ha lasciato loro e penso che facendo tesoro di queste testimonianze, si potrebbe valutare oggi la vita in un altro modo, più semplice, avvicinandosi di più a quei valori di una volta che questa era consumistica ha purtroppo soffocato.
E anche se potrò sembravi fuori luogo, continuerò a parlarvi di quei piatti che a me piacciono, piatti che raccontano una storia, che sono poveri ma belli, che quando li mangi ti accorgi che in fondo potresti fare a meno di tante cose, che per sorridere ti bastano acqua, sale e farina.
Ecco perché il cibo che ha caratterizzato per me gli anni 40 è stato il … pane!

Di seguito vi propongo una delle mie ricette preferite del “Pane senza impasto”, una ricetta magica che vi permetterà di avere in casa del pane buono come quello cotto nel forno a legna, con pochi gesti e senza alcuna difficoltà.
Per cuocere il pane ho utilizzato la mia pentola in ghisa Le creuset, ma voi potete utilizzare una pentola qualsiasi, la cosa importante è che abbia dei pomelli adatti alla cottura nel forno.

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